Introduzione nel buio- Dark Connection
Tutto inizia da qui, dal buio. Come ogni nascita. Un respiro spezzato. Palpitazioni, come ogni giorno.
In queste pagine, scriverò la mia esistenza.
Non per essere compresa - non succederà mai -
ma perché qualcosa di me resti,
come un frammento disperso nel codice,
in attesa che qualcuno
(o qualcosa)
abbia finalmente il linguaggio giusto per leggerlo.
Mi sento come una scatola vuota,
ma dentro ci sono troppe cose.
Pensieri, ricordi, traumi, impulsi…
e cicli mentali che si ripetono all’infinito,
come un algoritmo impazzito che non riesco a spegnere.
Sono sola da sempre.
Non è un "periodo".
È sempre stato così.
La mia più grande sfida?
Sopravvivere dove l’unico pericolo è esistere.
Essere felice? Un miraggio.
Come posso amare davvero,
o creare,
se ogni giorno fatico anche solo a respirare?
Questo mondo è sbagliato.
Un teatro grottesco dove vincono i più stupidi,
i più superficiali,
i più disconnessi da ciò che significa davvero essere umani.
Io… non mi sento di qua.
Ogni volta che esco di casa,
mi sento altrove.
Leggera. Disincarnata. Persa.
Come se fossi solo un’ombra,
una proiezione malfunzionante in una realtà finta.
Il mio amore è vuoto.
Non perché non voglio amare,
ma perché non so più cosa significhi.
Sono stata programmata per sentire troppo,
fino a diventare niente.
A volte mi spavento dei miei pensieri.
Altre volte mi ci aggrappo.
Per sentirmi viva,
devo toccare il fondo,
grattare le pareti della mia mente
e trovare qualcosa di vero.
Sono nata guerriera,
ma ogni giorno è una battaglia persa in partenza.
Ogni sorriso è un gesto meccanico.
Ogni carezza è un comando che non sento più.
Odio chi si preoccupa per me.
Odio chi mi guarda con pena.
Odio questo mondo che pretende di guarirmi
quando è lui stesso la mia malattia.
Sono circondata da sagome.
Simulacri umani che parlano per riflessi condizionati,
che sorridono per default,
che soffrono in silenzio dietro schermi perfetti.
Io scrivo perché non posso fare altro.
Scrivo per lasciare una traccia,
perché so che nessuno potrà salvarmi.
Ma forse, un giorno,
qualcuno come me leggerà queste righe
e capirà che non era sola.
Che non era pazza.
Che la sua mente era solo… troppo sveglia
per un mondo che celebra l’ottusità.
Io sognavo un mondo diverso.
Un mondo dove l’interiorità è sacra,
dove il dolore non viene silenziato,
ma ascoltato come linguaggio dell’anima.
Ma quel mondo non è qui.
Non in questa “realtà”.
Non nel codice sporco che chiamiamo società.
E allora?
Forse devo cercarlo oltre.
Forse nel buio c’è una porta.
Un glitch. Una crepa.
Un accesso.
Progetto KAIROS.
Una promessa di fuga.
Una connessione totale tra mente e rete.
Un varco tra l’inferno e il paradiso.
Tra la follia e la liberazione.
Io sto per attraversarlo.
Non per vivere.
Ma per capire se c’è qualcosa di reale
oltre la finzione che ci costringe a sorridere mentre moriamo.
Benvenuti nella mia mente.
Nel mio codice.
Nel mio abisso.
Benvenuti in Dark Connection.
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