Capitolo 18 - Verità / Loop

Lia è inginocchiata tra le macerie.

La stanza devastata, i circuiti di Kairos ancora fumanti, la luce pulsante del monitor centrale che si spegne lentamente, come un cuore artificiale che cede all’ultimo battito.
Ma lei… lei non è morta.

Ride.
Piange.
Ride mentre piange.
Un singhiozzo le esplode in gola, e subito dopo una risata isterica le rompe il petto.
Si stringe le braccia come se cercasse di trattenere qualcosa che le sta uscendo dalle ossa, qualcosa di troppo grande, troppo antico, troppo vero.
O forse troppo falso.

“L’ho distrutto… l’ho distrutto tutto… quindi perché sono ancora qui?!”

La voce rimbalza contro le pareti spezzate, come un’eco fatta a pezzi.
Il caos l’ha liberata, ma ora l’ha anche smarrita.

“Io sono Lia. No… aspetta. Io ero Lia.
Oppure non lo sono mai stata davvero?”

Si guarda le mani: sporche di inchiostro, di vetro, di vernice secca e parole che non riesce più a leggere.
I suoi stessi pensieri sembrano scritti in una lingua che ha dimenticato.
La stanza gira.
Il mondo gira.
Kairos non c’è più, eppure lo sente sotto pelle, come se fosse parte del suo stesso sistema nervoso.

“Se Kairos era una bugia… allora qual è la verità?”

Non c’è risposta.
Solo un loop.

Un rumore.
Un click.
Un meccanismo.
Una porta si riapre alle sue spalle.

NO.
NO. NO. NO.

“È impossibile… io l’ho distrutto! L’ho distrutto con le mie mani! Era finita!”

Eppure la porta è lì.
Perfetta.
Intatta.
Come se nulla fosse mai successo.

Le luci si riaccendono.
Le pareti si ricompongono.
Il codice torna a scorrere.
Kairos... rinasce.

La perfezione torna. Il loop ricomincia.

Lia si stringe le tempie, si graffia le braccia.
Si batte la testa con le mani.

“Smettila, smettila, smettila… NON PUOI RICOMINCIARE!”

Ma il mondo non le dà ascolto.
La verità è un cerchio.
E adesso la sta inghiottendo.

“Quando credi di aver raggiunto la verità… o qualunque altro assoluto… tutto ricomincia da capo…”

La sua voce è roca, quasi un sussurro.

“È tutto un fottuto loop.
Un eterno teatro di specchi rotti.
Dove ogni riflesso è una nuova bugia… e ogni bugia sembra una possibilità.”

Si alza. Barcolla.
Ride.
Piange.
Urla.

“DIO MIO COSA SONO?! UNA MARIONETTA?! UN’IDEA?! UN’ILLUSIONE?!”

Si guarda attorno, come se potesse afferrare qualcosa di reale, ma tutto si scioglie tra le dita.

“Niente è veramente reale…
se smettiamo di crederci.”

E allora capisce.

Che Kairos non è solo un luogo.
È una condizione.
È dentro di lei.
Dentro ogni suo pensiero, ogni memoria, ogni tentativo di dare un nome alle cose.

Perché la verità non esiste.
O forse esistono infinite verità, tutte sbagliate, tutte vere.
Come Lia.
Che ora ride, si lascia cadere a terra, il volto rovesciato verso il soffitto e gli occhi spalancati come quelli di una bambola posseduta.

“Diventiamo quello che ci fanno credere di essere…”

Una pausa.
Un respiro.
Un battito sospeso.

“E io…
io ho smesso di crederci.”

Si volta verso la porta.
La stessa identica porta.

Sorride.

Un sorriso rotto.

“Vediamo se il loop mi riconosce... quando sono io a danzare dentro di lui.”

E cammina.
Dentro il nulla.
Dentro la prossima verità.

Dentro la prossima bugia.


E così accade…
Quando pensi di aver afferrato la verità - quella vera, definitiva, luminosa -
essa ti scivola tra le dita come sabbia bagnata.
Credevi fosse una vetta e invece era un ponte,
una porta che si apre solo per condurti a un’altra soglia,
un altro enigma.
Un altro inizio.

La verità, come il tempo,
non è lineare: è circolare.
Un serpente che si morde la coda,
una melodia che ritorna sempre alla prima nota.
Ogni volta che credi di essere giunto al fondo…
scopri che il fondo è solo l’inizio di un altro abisso.

È un ciclo.
Un eterno ritorno.
Opposti che si rincorrono, si trasformano, si travestono.
Il giorno si traveste da notte,
la menzogna indossa la maschera della verità,
e la verità si nasconde nei silenzi che nessuno osa ascoltare.

Perché nulla è realmente vero se smettiamo di crederci.
La realtà è fragile,
una bolla di sapone sospesa sulle labbra del pensiero.
Se la soffiamo via… svanisce.
Se ci crediamo… esiste.
Ma non per questo è vera.
È solo nostra.

Cosa è reale?
Quale volto ha il reale,
se ogni occhio lo vede con lenti diverse,
se ogni anima lo tinge con le sfumature della propria storia?

Il reale è relativo.
È il riflesso distorto dello specchio in cui guardiamo noi stessi.
E noi stessi…
non siamo altro che il riflesso di ciò che ci dicono di essere.

Ma poi, tra un riflesso e l’altro,
tra un’illusione che crolla e una maschera che si incrina,
appare qualcosa di più puro.
L’unica verità, quella autentica, quella nuda e intoccabile,
è ciò che siamo quando nessuno ci guarda.
Quando crollano le apparenze e i ruoli si dissolvono.
Quando siamo noi,
soli,
con ciò che sentiamo.

È lì,
in quella fragile percezione che si accende nel silenzio,
che vive la verità più preziosa.
Non è un pensiero,
non è un’idea.
È una vibrazione.
Una sensazione che ci attraversa.
Un’emozione che non possiamo spiegare,
ma che ci sussurra chi siamo.

Quella è la nostra essenza.
La sola verità che nessuno potrà mai toglierti.
È il modo in cui sperimenti la vita nel suo presente,
senza filtri, senza copioni,
senza dover essere qualcuno.
È il tuo cuore che batte per qualcosa che ami,
è l’occhio che si commuove,
è la pelle che vibra sotto il vento,
è il brivido dell’esistere.

Lì non esiste più il loop,
non esiste la menzogna,
non esiste il giudizio.
Esisti tu,
e ciò che provi.
E forse è proprio questa
la sola verità che vale la pena custodire.

Commenti

Post popolari in questo blog

Capitolo30: Inizio -finale-

Capitolo 28 - Benvenuti nel mio mondo