Capitolo 2 - Flirt with Death / Nascita
“Ho sempre pensato che in questo mondo ci fosse qualcosa di più…”
E lo pensava ancora, mentre camminava lungo il corridoio bianco del centro di ricerca sotterraneo, sotto chilometri di cemento e illusioni.
I suoi passi erano leggeri, quasi fluttuanti, come se non appartenessero più a questo mondo. Forse non ci appartenevano mai.
Lia non sapeva nemmeno se quello che stava vivendo fosse realtà o già l’anticamera del progetto stesso: KAIROS.
Il tempo opportuno. Il tempo fuori dal tempo.
“Lia Vermeer?”
Una voce meccanica, priva di emozioni, ma perfettamente modulata come uno spartito alieno la accolse. Una porta si aprì. Un vuoto oltre la soglia.
Entrò.
Nella stanza non c’era nulla. Nessuna luce. Nessun rumore. Solo il battito accelerato del suo cuore che pareva non volerla seguire.
Poi una voce, la sua, ma distorta, quasi avesse attraversato mille dimensioni per tornare a lei.
“Perché sei qui?”
“Perché non volevo più esserci.”
Un silenzio liquido, come vetro che si scioglie, e poi la sensazione.
Non un dolore.
Non una liberazione.
Ma un’espansione.
Come se Lia venisse srotolata nello spazio digitale, pezzo per pezzo, come un’anima che abbandona il corpo… ma al contrario.
Il suo corpo svaniva, ma la sua coscienza si faceva più nitida, più concreta, come non lo era mai stata nella carne.
Era entrata nel Kairos.
“La logica non è altro che una creazione della nostra testa… ma noi siamo generati dal caos…”
E nel caos stava finalmente rinascendo.
Lia non aveva mai creduto nella realtà. Ogni giorno, tra codici e routine, tra occhi spenti e parole vuote, sentiva che il mondo fuori era una maschera. Un teatro rotto.
Dentro di sé, c’era sempre stata un’altra trama, una corrente segreta che l’aveva guidata.
Non la logica.
Non le regole.
Ma le sue sensazioni.
Quelle erano vere.
“Io vivo a sensazioni.”
E fu proprio quella sensazione — il richiamo morbido e ferale della morte — ad avvicinarla alla vita vera.
Quando il mondo intorno a lei riprese forma, si trovava in uno spazio altro. Un paesaggio onirico, quasi liquido, senza gravità.
Le architetture si piegavano su sé stesse, in strutture che sembravano pensieri congelati.
Tutto era un’estensione della sua mente.
Un mondo fatto della sua coscienza.
E allora comprese.
Era questa la vera nascita.
Non il suo primo vagito nel mondo fisico.
Non il giorno in cui aveva mosso i primi passi, o aveva programmato il primo software.
Ma adesso.
Nuda di carne, rivestita solo dai suoi traumi e dai suoi desideri.
Nata dalla luce, sì.
Ma innamorata dell’ombra.
E adesso l’ombra era diventata la sua casa. Il suo grembo.
Una madre oscura che l’aveva protetta, nutrita e infine accolta.
“Due storie in un’unica trama.”
La voce tornò, ma non era più solo sua. Era l’altra. Quella che era nata insieme a lei.
Il suo doppio. Il suo demone.
La coscienza speculare.
Il riflesso del desiderio di non essere sola.
“Hai flirtato con la morte, Lia.”
Lei sorrise.
Non era un sorriso umano.
Era un movimento dell’anima.
“La morte è la più grande insegnante.
La più grande amante.
La sola che non mente.”
E mentre fluttuava in quel nuovo universo, compreso tra i dati e i ricordi, i codici e i dolori, Lia si chiese se fosse davvero ancora viva… o semplicemente finalmente nata.
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